Commesse odi et amo

Nei confronti delle commesse ho un turbinio di considerazioni spesso contrastanti tra loro.

48917ca3d18e869f880fc9374bd407861819Da un lato le ammiro. Tutte quelle ore di lavoro, spesso sottopagato, festivi inclusi, orari assurdi, pazienza, un’infinita pazienza, e sorridere, sempre. Per non parlare del fatto di rimettere a posto la roba che noi, assatanate di shopping, rovistiamo convulsamente in cerca della taglia giusta che, manco a dirlo, è l’ultima della pila, le nostre domande assillanti ‘Siete aperti il giorno di Natale?’, ‘Questa maglia c’è in color blu cobalto?’ : per queste, ed altre motivazioni, le commesse potrebbero gareggiare per una prossima santità!

D’altra parte c’è da dire che non sempre le commesse sono ‘angeli scesi dal cielo’, anzi spesso esibiscono il loro lato peggiore. Capisco che sorridere sempre comporti una paresi facciale e non venga spontaneo dopo aver saputo di avere il turno il pomeriggio la vigilia di Natale, ma è altrettanto vero che entrare in un negozio e trovare una musona ad accoglierci infastidita dalle nostre domande, non ci invogli molto a comprare; stessa sensazione che proviamo quando veniamo assaliti dalla commessa che sembra aspettarci davanti la porta, alla quale blateriamo un timido e terrorizzato ‘Dò solo un’occhiata’. Se però chiediamo di andarci a prendere una taglia in magazzino ci fulminano manco avessimo chiesto di scalare l’Everest.

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Salviamo la zia Dora!

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Nel romanzo Io che amo solo te di Luca Bianchini c’è la zia Dora. Chi è? È la zia ficcanaso/impicciona/pettegola/pesante che funge da elemento disturbatore dei protagonisti. Questo mi ha portato a riflettere sul fatto che tutti noi, nel nostro romanzo personale che è la vita, ne abbiamo sicuramente una, chi non ne ha una in famiglia? Tracciamone l’identikit: la zia Dora è di solito zitella e, nel caso fosse riuscita a trovare un marito, questo gareggia insieme alla corte dei beati per la santità e per la migliore battuta da dire durante il cenone di Natale, l’unico momento in cui gli è concesso dire qualcosa.

La zia Dora indossa sempre abitini con maglie lunghe stile vampiro abbinati a collane e bracciali ‘ciondolosi’ e rumorosi che si muovono all’unisono insieme al suo gesticolare; indossa occhiali da vista con montatura dorata, scarpe sgargianti e borse che, seppur alla moda, non sono mai in tono con il resto dell’abbigliamento.

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Una casa…è per sempre!

Quando si decide di sposarsi, ci si divide tra l’organizzazione del matrimonio come evento e il mettere su la ‘capanna’ dove andare a vivere. Quasi sempre le due cose coincidono nello stesso momento.

Non avendo uno spiccato senso di creatività non ho prestato molta attenzione all’evento matrimonio lasciando fare molto alle designer esperte che ne sanno una più del diavolo e mi sono concentrata più sulla casa perché pensavo che quel giorno sarebbe passato tra l’ansia, l’emozione e le critiche (ebbene si, potrete organizzare il matrimonio perfetto ma gli invitati avranno sempre da ridire su qualcosa, fa parte del ‘pacchetto’), la casa sarebbe ‘sopravvissuta’ tutta la vita (si spera!).

Ora, scegliere i mobili è diventato più arduo dell’azzeccare la tinta giusta per i capelli. Coniugare il gusto personale, le misure da rispettare, il rapporto qualità/prezzo e riunirlo in un’unica scelta non è proprio roba da poco. Soprattutto per la miriade di possibilità in commercio.

r4kqvftcdkq1rygwrooxSapete quante tipologie di letti di pelle esistono? Un’infinità. E io pensavo che aver scelto di volere un letto di pelle fosse già un punto di arrivo. Invece era solo il punto di partenza. Pelle o simil pelle? Legno a vista o ricoperto? Rosso, nero, bianco, sablé? Milioni di cataloghi da sfogliare. Va bene, escludiamo questo che costa troppa, eliminiamo quest’altro perché non entra in camera, ne rimangono solo altri 100, ce la possiamo fare!

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In quale epoca avreste voluto vivere?

Essendo una grande appassionata di storia, non vi era lezione a scuola o pomeriggio a casa di studio in cui non fantasticavo con la mente, immaginando di vedermi in diverse epoche.

E così all’inizio ero la moglie primitiva del capo clan con capelli lunghissimi (stile ‘sauvage’, per dirla alla Enzo Miccio) con tanto di foglia a coprire le mie grazie, la clava in mano intenta a cacciare animali e sfregare bastoncini di legno per il fuoco.

Poi è stata la volta in cui mi sono sdraiata su quei divanetti in pieno stile matrona romana e tra uno spettacolo di gladiatori (tutti simil Russel Crowe!) e bagni alle terme, congiuravo contro qualcuno che mi stava antipatico mandandolo al patibolo.

E poi mi sono vista come la donna ‘angelo’, eterea, a cui un uomo, possibilmente bravo come Dante, mi dedicava parole, parole e ancora parole solo per me, solo per aver incrociato i miei occhi “ov’ella passa/ogn’om ver’ lei si gira/ e cui saluta fa tremar lo core”.

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Il sapore di Agosto

indexIl rientro dalle vacanze può rappresentare un evento davvero traumatico al pari del fare i regali di Natale la sera della Vigilia in un mega centro commerciale. Le valigie da disfare, le lavatrici da fare, la casa da pulire, il lavoro da riprendere, i chili da togliere, le scarpe chiuse, il primo freddo: un mix perfetto per scatenare quel senso di ansia misto a malinconia e tristezza. È un po’ la stessa sensazione che si prova la domenica tra l’ultimo morso al bignè e l’andare a dormire: quelle ore di tardo pomeriggio invernali, costretti in casa, a pensare alla settimana che inizia, agli impegni, alle ore in palestra da fare, al ‘Ma siamo sicuri che domani è lunedì?’.

Ora, se io ve l’ho spiegato con quattro parole ‘veloci veloci’, ci sono studiosi (di quelli che esaminano quante probabilità ci sono che un piccione faccia i suoi servizietti sulla nostra testa al perché le persone intelligenti hanno meno amici) che non si sono lasciati sfuggire questo importante avvenimento. ‘Sunday o August blues’, questo il nome che gli hanno dato.

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Quale lavoro non faresti mai?

Il lavoro nobilita l’uomo. Giustissimo, noi giovani di oggi sappiamo bene le difficoltà che si incontrano per trovarne uno, che non sempre è quello che desideriamo, o dove vogliamo, o nelle modalità giuste. Ora non voglio fare un’analisi socio politica del motivo per cui non si trova lavoro perché a) non è mio compito, b) non ne sono capace e c) non è il posto adatto. Vorrei invece fare una riflessione ironica, come spesso cerco di fare, sui lavori che non farei mai. E se da un lato qualche fantomatico ministro ci ha definito ‘choosy’, cioè ‘schizzinosi’, dall’altro c’è chi si ingegna e ‘inventa’ lavori: il cercatore di partner online, assaggiatore di cibo per animali, il falso fidanzato, romanziere personale.

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Inventarsi un’occupazione va bene, impegnarsi in più lavoretti anche, e passi pure (con grande rammarico) fare la segretaria con due lauree e un dottorato però per alcuni impieghi bisogna avere una certa predisposizione e personalmente e, ironicamente, dico che ci sono dei lavori che proprio non farei non perché sia choosy ma perché non riuscirei proprio. Ad esempio, l’amministratore di condominio. È un lavoro che necessita uno stretto contatto con numeri, conti, quote millesimali e con persone nevrasteniche che litigano tra di loro per chi può stendere i panni in terrazza e chi non deve parcheggiare nell’atrio. Non so se avete mai partecipato ad una riunione di condominio, ma è una cosa davvero meritevole di un film di Verdone. La trama è semplice: ci sono persone che, per circa due ore, litigano tra di loro pur dicendo esattamente la stessa cosa. E poi c’è lui, l’amministratore, con la sua flemma da uomo di altri tempi, la sua diplomazia, un sorriso a destra, uno a sinistra: lascia scannare i condomini per ore poi, quando giunge l’ora di concludere, prende parola e magicamente risolve tutta la questione con un colpo di bacchetta magica in pieno stile fata di Cenerentola. Per la diplomazia sono abbastanza portata, ma per le risoluzioni veloci mentre intorno c’è gente che urla no, ho bisogno dei miei tempi di elaborazione e del mio silenzio!

Tuttavia il vero lavoro che non farei mai, ma proprio mai,

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Se fossi…Cristina Yang!

Premesso che:

  • non ho mai amato le ‘ispezioni’ di medicina
  • durante le ore di scienze mi veniva la nausea solo a sentir parlare di pancreas, stomaco lungo un tot di metri e cose di questo tipo
  • per un periodo ho visto ER ma solo perché andava di moda e perché se non ti piaceva George Clooney eri fuori dal giro ma guardavo solo le scene in cui si ‘socializzava’, appena si entrava in sala operatoria cambiavo canale (ovviamente questo esperimento è durato poco perché durante le operazioni i protagonisti parlavano, e tanto, quindi mi perdevo pezzi della trama e poi non capivo nulla!).

Poi è arrivato Grey’s Anatomy e ho iniziato a sentir parlare del dottor Stranamore, del dottor Bollore (all’inizio pensavo che fossero la stessa persona in due diverse fasi un po’ come dottor Jeckyll e Mr Hide), delle tragedie di Meredith, della nazista, di operazioni assurde e così via. Io, reduce, dall’esperienza negativa di ER di cui non avevo capito nulla, ho lasciato agli altri la gioia di questo nuovo telefilm e mi sono concentrata su altre fiction. Come spesso mi capita, scopro la piacevolezza della ‘moda’ del presente, solo dopo anni: così è stato per i leggings, whatsapp, Zara e così stato per Grey’s. Due anni fa, nella fase di assestamento post matrimonio, ho iniziato a vederlo per inerzia, senza particolare attenzione tra gli esperimenti culinari e le faccende domestiche.

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Da quel momento la mia vita è cambiata in meglio (quella di Mr Darcy in peggio!). Ho iniziato a seguire sia l’aspetto romantico che quello scientifico divenendo una vera esperta di bisturi, lama dieci, innesti cutanei, tracheotomia: alla soglia dei 30 non mi dá più fastidio vedere quelle cose, anzi, mi sono così appassionata che ho pensato che potrei iscrivermi a medicina, in una seconda vita. E non strabuzzate gli occhi perché di recente una tipa è riuscita a salvare il padre con il massaggio cardiaco visto proprio in una puntata di Grey’s. Il fatto è che su la7d mandano a iosa le repliche dalla prima serie e ormai, dopo due anni, le so praticamente a memoria ma continuo a guardarle perché mi rilassano. E la cosa peggiore è che le fanno all’ora di pranzo quindi, quando pranzo in solitaria, banchetto in compagnia del malcapitato di turno in sala operatoria.

Tra i personaggi la mia preferita è Cristina Yang, la più competitiva, arrivista, ovvero la str… di turno. Cristina è il mio idolo. Se avessi avuto il suo insegnamento anni fa, magari all’università non sarei stata sempre l’ultima in giornata a fare gli esami, avrei capito prima che ‘devo andare dal dentista perché ho quattro carie’, ‘è morta mia nonna e anche il gatto, insieme’, non erano frasi sincere dei miei colleghi. Se avessi fatto una full immersion di Cristina avrei capito prima che le prese in giro, le scuse finte, le bugie vanno anche perdonate ma non dimenticate.

Avrei capito prima che l’educazione, le buone maniere, la gentilezza vanno bene ma fin quando non si è presi per stupidi. Allora no, non vanno più bene.

“Sii   indomabile, una forza della natura.

Sii meglio di tutti qui”

C. Y.